• PATOLOGIA MAMMARIA

Introduzione

Il carcinoma della mammella è il tumore più frequente nelle donne ed in Italia colpisce una donna su dieci. L’intervento chirurgico rappresenta la parte fondamentale della terapia.

Opzioni ed indicazioni terapeutiche

Diagnosi
Le lesioni mammarie possono essere riscontrate alla palpazione o scoperte con i programmi di screening mammografici od ecografici. In caso di incertezza, per la diagnosi di natura della lesione, ci si avvale dell’esame citologico (esame al microscopio delle cellule prelevate dalla lesione mediante un ago sottile) o della biopsia chirurgica (esame istologico della lesione sospetta asportata chirurgicamente).
Le biopsie chirurgiche diagnostiche vengono eseguite in anestesia locale successiva dimissione. Appena disponibile il referto dell’esame istologico della biopsia, le pazienti verranno nuovamente contattate telefonicamente per pianificare l’iter terapeutico.
Qualora la lesione sospetta riscontrata con la mammografia o l’ecografia, ma non sia palpabile, si procede al centramento della stessa con posizionamento di un sottile filo guida metallico.

Terapia
In più dei due terzi dei casi la terapia chirurgica del tumore mammario è conservativa, cioè consente l’asportazione ampia del tumore conservando la maggior parte della mammella. Quando la malattia ha caratteristiche tali da rendere necessaria l’asportazione di tutta la ghiandola, alla mastectomia si affianca il perseguimento di un risultato esteticamente ottimale. Ciò è possibile sia con l’utilizzazione di incisioni ridotte che preservino più cute possibile (cosiddetta skin-sparing mastectomy), sia provvedendo alla ricostruzione mediante protesi della mammella asportata.
Usualmente la ricostruzione dopo mastectomia si ottiene con il posizionamento di un espansore, che è una protesi temporanea che viene messa sotto il muscolo pettorale nel corso dello stesso intervento di mastectomia. Circa sei mesi dopo, con un secondo intervento, l’espansore viene sostituito con la protesi definitiva.
Il carcinoma della mammella può interessare anche le strutture linfoghiandolari del cavo ascellare. Fino a pochi anni fa si procedeva di regola al cosiddetto “svuotamento ascellare”, cioè all’asportazione di tutti i linfonodi dell’ascella, intervento gravato da un tasso non indifferente di complicazioni, di sequele e spesso inutile per l’assenza di neoplasia all’esame istologico dei linfonodi asportati.
Dal 1996 nel nostro Istituto, è stata introdotta una tecnica molto meno invasiva che attualmente utilizziamo come approccio standard all’ascella : la biopsia del linfonodo sentinella cioè del primo linfonodo ascellare che riceve la linfa dal tumore, e quindi il primo in cui si localizzano eventuali cellule tumorali trasportate dalla linfa. La metodica consiste nell’iniettare un tracciante radioattivo nel tumore che viene drenato dai vasi linfatici della neoplasia; durante l’intervento chirurgico una sonda apposita rileva i linfonodi che contengono il tracciante; solo questi vengono asportati per l’esame istologico, se risultano sani l’intervento è concluso, mentre se all’esame istologico si rinvengono cellule metastatiche è necessaria la linfadenectomia.

Terapie post-chirurgiche e follow up
Nel caso di interventi conservativi si procede di regola alla radioterapia sulla mammella operata; in alternativa, in relazione al tipo di tumore riscontrato ed alle sue caratteristiche biologiche, può essere indicata una terapia con farmaci ormonali o una chemioterapia.

Tutte le pazienti vengono periodicamente valutate nel nostro ambulatorio con visite specialistiche nel corso delle quali si stabiliscono anche gli esami di approfondimento necessari e si pianifica il controllo successivo.

I carcinomi mammari eredo-familiari
Circa il 5% dei carcinomi mammari insorgono in soggetti con predisposizione ereditaria; recentemente sono stati individuati due geni (BRCA1 – BRCA2) che comportano un alto rischio di sviluppare un carcinoma mammario e/o ovarico. Si è quindi ravvisata la necessità di affrontare specificamente il problema dei carcinomi eredo-familiari femminili costituendo un gruppo multidisciplinare comprendente un radiologo senologo, un genetista, un oncologo, un ginecologo e un chirurgo senologo allo scopo di:

  • valutare il rischio di neoplasia mammaria/ovarica in donne sane appartenenti a famiglie in cui siano stati segnalati altri casi della stessa neoplasia.
  • offrire alle famiglie ad alto rischio la possibilità di procedere con il test genetico di ricerca dei geni BRCA1 e BRCA2. Il test deve essere eseguito su un componente della famiglia che abbia avuto la malattia (probando), nel caso di positività, va esteso alle familiari sane, per identificare quelle che hanno ereditato il gene e sono particolarmente a rischio di sviluppare la neoplasia.
  • fornire alle donne ad alto rischio la possibilità di entrare in un protocollo di sorveglianza clinico-strumentale o l’accesso ad interventi di chirurgia profilattica mammaria ed ovarica.

Gruppo di Lavoro

<center><strong>Nitti Donato</strong></center>

Nitti Donato

Professore Ordinario - Direttore
<center><strong>Marchet Alberto</strong></center>

Marchet Alberto

Dirigente della Struttura Semplice di Senologia
<center><strong>Musilli Noemi</strong></center>

Musilli Noemi

Dottorando
© Copyright Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche - Clinica Chirurgica I – Università degli Studi di Padova